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Newsletter "Spazio genitori": Gli indicatori della felicità - parte seconda

IMG 5545Prosegue il nostro approfondimento relativo agli indicatori che ci aiutano a spiegare la felicità. Ci aiuta ad approfondire, anche questa volta, il contributo scientifico di Stefano D’Angela.

Negli anni ’80 e ’90 gli indicatori della Qualità della Vita contengono sempre più spesso riferimenti al benessere psicologico,nonchè ai servizi pubblici preposti a difenderloCon l’obiettivo di offrire un sistema di ottimizzaziondella spesa sanitaria, l’Università di Yale propone il Medicare (1983) e il lì previsto sistema di Diagnosis-Related Group (D.R.G.), che permette di classificare tutti i pazienti dimessi da un ospedale in gruppi omogenei e così di quantificare economicamente ciascun episodio di ricovero: ed ecco l’indicatore del “Disagio Psicosociale”, calcolato come rapporto tra D.R.G. di disturbo mentale e numero totale di dimissioni ospedaliere, che diventa un componente stabile nel paniere degli indicatori internazionali della Qualità della Vita.

Presto si aggiungono a questo la “Suicidalità” (numero di suicidi all’anno ogni 10000 residenti), la “Professionalizzazione dell’Aiuto Psicologico” (numero di psicologi abilitati alla psicoterapia ogni 100 residenti), il “Benessere e Potenziamento Personale” (indicatore tipicamente americano, corrispondente al numero di iscritti a corsi di auto-aiuto e/o autoaffermazione ogni 100 residenti). Ma èsolo nel 2004 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità si presta a fornire una definizione ‘ufficiale’ del Benessere Individuale: ‘Il Benessere è una supercategoria concettuale cui appartengono i concetti di Felicità, Soddisfazione, Autorealizzazione e Salute Mentale’. Per quanto resti ancora troppo ampia e meritevole di sottodefinizioni operative, una tale concezione del Benessere sancisce l’evoluzione del concetto di Qualità della Vita. Il vecchio concetto è oggettivo, ma non può essere rappresentativo del benessere individuale né essere sinonimo di questo, in quanto “fattore intrinsecamente soggettivo” (Goldwurm, 2010). La Qualità della Vita, altresì, “non va confusa con la “percezione soggettiva che gli individui hanno della loro posizione nella vita” (Patrick, 2001). Né ci può essere una relazione lineare tra Qualità della Vita misurata socialmente e Benessere misurato individualmente.Non contenta, l’O.M.S. di lì a poco (2006) si addentra nella definizione di Salute Mentale, per promuovere la costruzione di nuovi indicatori, meno medicalistici:“La Salute Mentale è uno STATO DI BENESSERE IN CUI L’INDIVIDUO REALIZZA LE PROPRIE CAPACITÀ , GESTISCE LE ORDINARIE SITUAZIONI DI STRESS, LAVORA PRODUTTIVAMENTE E CONTRIBUISCE ATTIVAMENTE ALLA PROPRIA COMUNITÀ”. Il risultato è il chiarimento definitivo della differenza sostanziale tra Welfare (la Qualità della Vita) e Wellbeing (il Benessere esperito dal singolo individuo), e del fatto che:

■ Si può avere Benessereanche senza avere Qualità della Vita (Aristotele, Buddha, Cristo)
■ Si può avere Qualità della Vita ma senza avere Benessere (Marx, Marcuse, Fromm, Heller)
■ Si deve perseguire il Benessereoltre alla Qualità della Vita(Seligman, 2000).

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