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Newsletter "Spazio genitori": Gli insegnanti non sono genitori

woman 3169680 1280Prima si chiamava “scuola materna”, quasi si dovesse continuare a scuola un rapporto iniziato con la mamma e poi bruscamente interrotto dall’inizio della scuola. Quasi che la scuola strappi il figlio agli affetti, allo “stare meglio coi genitori”. Gli insegnanti non sostituiscono la famiglia, sebbene alcuni genitori sembrerebbero delegare alla scuola i più svariati compiti: accudire, istruire, correggere, comprendere, risolvere i problemi più disparati, sensibilizzare e chi più ne ha più ne metta.

Non c’è nulla di più deleterio di un insegnante che voglia assomigliare o sostituirsi al genitore: il docente ha “figli d’intelletto” (se così possiamo definirli) e collabora coi genitori per educare i bambini e i giovani, dove per “educare” si intende “e-ducere”, cioè “tirare fuori” ciò che di bello e unico c’è in ciascuna persona, affinché possa essere parte della società in modo libero, coerente e corretto. Il docente (come un genitore) non dovrebbe essere autoritario ma autorevole: com’è facile entrare in classe, gridare di fare silenzio e iniziare a spiegare.

Così come è facile urlare un “non si fa!” senza spiegare il perché, salvo poi stupirsi di ritrovare atteggiamenti intransigenti nei figli col tono di voce alto (non sempre, ma riflettiamo sul perché di questi atteggiamenti, senza pretendere di essere psicologi, naturalmente). No, non sono automi quei venticinque (e più) alunni, costretti a stare lì nei banchi per ore e ore, sono “menti assorbenti” direbbe Maria Montessori che molti si chiedevano chi fosse quando era stampata sulla banconota da Mille Lire, salvo poi scoprire che i reali d’Inghilterra mandano i figli in una scuola montessoriana.

Queste menti assorbono davvero tutto, nel bene e nel male, memorizzano (spesso in silenzio) e riflettono su quanto accade molto più di quello che si possa pensare. Imparano molto dagli esempi che hanno e si ispirano alle persone che nella loro vita incontrano. Ci osservano e nel frattempo crescono. E anche gli adulti imparano da loro (o almeno dovrebbero); Seneca diceva: “C'è un vantaggio reciproco, perché gli uomini, mentre insegnano, imparano”, se hanno orecchi e mente pronti. Perché al di là dei compiti da fare a casa, dell’avvicendarsi degli insegnanti in base all’orario, della corsa fatta la mattina per arrivare in tempo, i docenti (quelli autorevoli, quelli veri non i ripetitori, quelli che hanno tanti figli d’intelletto, quelli che non sostituiscono i genitori ma forniscono loro la più grande e meravigliosa garanzia per la vita futura dei loro figli, nel “dopo di loro”) credono in quello che uno dei più grandi insegnanti e saggi della storia disse: “Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare”. Socrate.

Tiziana Anna Piscitelli

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