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Newsletter "Spazio genitori": Lettera a mio figlio adolescente

image1L’ultimo articolo sul tema è affidato a Cristina Nardulli, mamma di figlio adolescente. La sua lettera esprime i timori e le gioie di ogni mamma che vede il proprio figlio trasformarsi in un uomo.

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Ti guardo. Dal basso verso l'alto: sei diventato quanto me. Le mie spalle sono dritte e fiere, ora, quando ti bacio la fronte.

Mille, milioni di questi baci hanno confortato senza riserve il tuo cammino, il tuo inciampare, il tuo rialzarti. Da sempre, da prima ancora che tu mettessi i primi passi. Sembra ieri. Ne hai fatta di strada figlio mio.... Ti ho desiderato, ti ho fatto crescere dentro di me, ti ho generato prima nel mio cuore e poi nel mio corpo. E ora che non è più possibile tenerti in braccio, mi sembri così lontano. Altro da me. Eri, come nella più delicata maternità del Picasso, il mio corpo che ti comprendeva, il mio essere nel tuo e il tuo nel mio. Noi due, una cosa sola mentre ti allattavo, persi nei nostri occhi. Ed ora sei quasi un uomo. I tuoi pensieri sono altro dai miei. I tuoi desideri non sono i miei. Sei di fronte a me. Fuori da me. Mi cammini accanto. Ma il tuo passo ora è più veloce del mio. Ho paura che tu cresca troppo in fretta, che non riesca a starti dietro in questa corsa per diventare grande. Ho paura di non riconoscerti più, di non sapere più chi sei. Come te adesso, che a dispetto del tuo fingere, ancora non lo sai. Corri per cercarti, per cercare di trovarti. Sei alla ricerca di un posto nel mondo, della tua identità. E a volte sento che in questo cammino non c'è posto per me. Col tempo il cordone ti stringeva, non lo volevi più. È giusto, e ti capisco. Si è assottigliato, ora si nasconde dagli occhi ma non dai cuori. Quindi ti mollo, rallento la presa e poi ti riacchiappo. Sì, lo ammetto: ho paura a lasciarti andare senza fare in tempo a baciarti quella fronte. "Mamma, sono un adolescente, adesso! Impara a fartene una ragione!", mi dici dandomi le spalle. Adolescente fa rima con incosciente. Ma anche con stupefacente. Ti guardo allontanarti e mi sorprendono i tuoi piccoli successi di ogni giorno, i tuoi piccoli grandi traguardi raggiunti con fierezza. Ce la puoi fare da solo. Lo so. Mi fido di te. Ma lo scotto è alto, per me. Difficile da sopportare per una mamma sapere di dover diventare "inutile", di sentire di non essere più indispensabile, imprescindibile punto di riferimento. Dicono che per diventare adulti sia necessario "uccidere" metaforicamente i genitori, affrancarsi, tagliare definitivamente quell'originale cordone ombelicale imboccando l'autostrada per la vita e ingranando la marcia. È successo anche a me. Ma adesso che sono dall'altra parte della barricata, mi accorgo che è diverso. Fa male. Ti ho sentito lasciare la mia pancia, e ora ti sento lasciare la mia mano. Mi scivoli via come allora, di nuovo, ancora una volta. Ma so che questo strano dolore, come tutta la rabbia e i dubbi, devo tenerlo custodito dentro di me. Fuori da te, come ora tu sei fuori da me. E lo devo fare anche col più discreto e rassicurante dei sorrisi, attenta a non essere invadente mai. E allora vedi, ti sorrido, cerco un abbraccio. Provo a fare qualche domanda, a condividere delle riflessioni che vadano oltre la banale organizzazione della giornata. E come da copione adolescenziale, la tua risposta non è mai prevedibile: l'umore condiziona fortemente le tue reazioni. E il tuo umore sembra avere milioni di sfumature, una per ogni attimo... Allora non mi resta che adattarmi, giocare con quel filo, senza perdere completamente la presa. Difficile. Come il mestiere del genitore. Ma una cosa posso prometterla: ci sono. E ci sarò sempre per te. Ovunque tu cresca.

Mamma.            

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