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Premi e punizioni: il bastone e la carota nell’era di Internet

Qual è il miglior metodo educativo per i nostri figli? Molti di noi, sull’adagio di parole ascoltate da genitori e nonni, hanno adottato, anche inconsapevolmente, il metodo premi-punizioni.

Quali possono essere i premi e le punizioni per indurre i ragazzi a studiare e tenere un comportamento corretto al giorno d’oggi?

Nelle prossime settimane cercheremo di fare il punto su questi argomenti che interessano tutti noi genitori con l’aiuto di esperti del settore, anch’essi genitori di ragazzi frequentanti il nostro istituto comprensivo.

 

La questione è antica e suscita sempre molti dibattiti tra sostenitori delle varie teorie che si possono riassumere in due grandi filoni: 1) il metodo premi e punizioni o ”Metodo del bastone e della carota”; 2) il Metodo Montessori (dal nome della famosa pedagogista) basato sull’autocorrezione, sul presupposto che il bambino deve essere messo in condizioni di apprendere in autonomia il comportamento corretto, comprendendo le motivazioni in base alle quali è necessario compiere o meno determinate azioni.

Le principali critiche al primo modello (premi e punizioni) sono legate al fatto che l’obiettivo pre-imposto è determinato solo dal genitore (delle volte senza che neanche vi sia un vero accordo tra i genitori) e rischia di diventare un semplice baratto con un premio senza essere preventivamente concordato, discusso e metabolizzato. In altri termini il ragazzino segue il comportamento indicato dal genitore solo per ricevere il premio senza capire il valore dell’obiettivo (positivo) da raggiungere.

Altro aspetto attiene al fatto che il metodo premi-punizioni viene seguito nell’addestramento degli animali, quindi siamo ben lontani dal giungere alla condivisione di un progetto educativo genitoriale. In altri termini, se lo sforzo per il raggiungimento dell’obiettivo (es. fare i compiti) viene vissuto dal ragazzo come il corrispettivo di una prestazione (“fa’ i compiti e poi giocherai per un’ora ai videogiochi”) senza comprendere l’obiettivo finale cui porta lo studio effettuato giorno per giorno svolgendo i compiti a casa, non facciamo altro che “addestrarli”, come fossero quasi dei cuccioli. Tutto ciò prescinde quindi dalla collaborazione familiare e dal dialogo con i figli. Su questo metodo infatti il richiamo è quello al lavoro del pedagogo Skinner, lo stesso che ha creato la “Skinner-box”, una gabbietta per cavie con luci e suoni ed un dispenser per il cibo collegato ad esse, in virtù del comportamento tenuto dal piccolo roditore (che doveva premere una levetta) il cibo veniva dispensato.

Ma su questo ed altri studi diranno meglio di me gli esperti che interverranno nelle prossime settimane.

Angelo FABRIZIO-SALVATORE

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