amore negli adolescentiAncora una riflessione, a cura di Stefano D’Angela, per allargare il nostro orizzonte dei legami, sfiorando un tema delicato e sempre attuale: l’amore.

L'adolescente ha bisogno, a differenza del bambino, di sentirsi importante, valido, considerato alla pari dagli adulti oltre che dai suoi coetanei. È un bisogno psicologico naturale, che aumenta in misura proporzionale all'accrescimento corporeo e dunque all'avvicinamento dimensionale del proprio al corpo di quelli che prima erano giganti plenipotenziari nella sua vita: i genitori, i maestri, gli insegnanti, gli adulti in genere. Quelli percepiti dal bambino come divinità assolute, produttori del giorno e della notte, protettori da tutti i pericoli, soddisfacitori di tutti i bisogni, curatori di tutti i malesseri, dal ragazzo cominciano a essere visti come fisicamente simili, raggiungibili, persino superabili.

 

Ma se le dimensioni e le fattezze vanno a parificarsi, non avviene lo stesso nel ruolo: gli adulti restano al comando, detengono il potere, e anche tutto il resto. Il denaro, che viene dal lavoro, lo detengono gli adulti. Le regole di comportamento, ciò che è giusto fare e non fare, le dettano gli adulti. Le qualità personali, l'intelligenza, la bellezza, la forza fisica, il successo sociale, tutto è ancora saldamente rappresentato e posseduto dagli adulti. L'adolescente è un adulto potenziale ma in realtà vive il prolungamento della sua condizione di bambino. Desidera, si sente vicino a poter godere dei ruoli, dei poteri e dei diritti degli adulti ma... non ce li ha! E, in termini psicologici, quando si crea una differenza, anche minima, tra una condizione desiderata e considerata possibile e una realtà diversa e ridotta rispetto al desiderio, si crea la cosiddetta 'frustrazione'. L'adolescente è un frustrato che, detto nel suo caratteristico linguaggio, vuol dire 'sfigato'. Vuol essere qualcuno, probabilmente lo sarà, ma non è ancora nessuno. 
La frustrazione, come prima risposta impulsiva, crea rabbia. La rabbia, se non viene elaborata razionalmente, tende a essere sfogata - messa in atto - con l'aggressività verso oggetti, animali o persone. Oppure può prendere la direzione dell'individuo stesso: viene autodiretta. Così si generano i comportamenti autolesionistici. Ma c'è una terza via di reindirizzamento della frustrazione nell'adolescente: il comportamento amoroso. Come prodotto di un processo pur sempre irrazionale, l'amore nell'adolescente prende le forme della grandiosità, del tutto-o-nulla, di ogni tipo di assolutismo concettuale. Gli stessi canoni del romanticismo ottocentesco, di cui la cultura contemporanea è ancora ben impregnata, sembrano essere stati concepiti e scritti da un adolescente: l'amore è per sempre, è totalizzante, è esclusivo, è intollerante, è sconvolgente, produce sofferenza ma si esalta in questa, e da questa ricava un attestato di purezza. Ha i connotati di un'ideologia più che di un sentimento. Pretende impegno, militanza, continua dimostrazione di efficacia, e continue richieste di dimostrazione. La frustrazione si converte in estasi, la conquista amorosa liquida ogni sentimento di pochezza e di esclusione, il legame con il/la partner simboleggia e, di fatto, costituisce la forza interpersonale di cui l'adolescente si sente ancora sprovvisto, nel rapporto con gli adulti e con le istituzioni. E non sarà un caso che da adulto, lo stesso individuo vivrà e interpreterà il trasalimento amoroso come una spettacolare regressione ai modi e ai temi dell'età adolescenziale.